Oltre i decreti
“In breve, un piccolo cambiamento nell’aritmetica elettorale italiana può produrre benefici enormi, forse addirittura salvare l’Europa da quella che sembra una stagnazione inevitabile e un declino terminale”. Così ieri Anatole Kaletsky, economista inglese e commentatore della Reuters, già presidente dell’Institute for New Economic Thinking fondato dal finanziere George Soros, sul New York Times chiosava favorevolmente il patto in fieri tra il segretario del Pd, Matteo Renzi, e il leader del centrodestra, Silvio Berlusconi, per riformare la legge elettorale.
22 AGO 20

“In breve, un piccolo cambiamento nell’aritmetica elettorale italiana può produrre benefici enormi, forse addirittura salvare l’Europa da quella che sembra una stagnazione inevitabile e un declino terminale”. Così ieri Anatole Kaletsky, economista inglese e commentatore della Reuters, già presidente dell’Institute for New Economic Thinking fondato dal finanziere George Soros, sul New York Times chiosava favorevolmente il patto in fieri tra il segretario del Pd, Matteo Renzi, e il leader del centrodestra, Silvio Berlusconi, per riformare la legge elettorale. Le punzecchiature del presidente del Consiglio, Enrico Letta, sul “conflitto d’interessi” del Cav. da risolvere qui e ora, a Kaletsky non sembrano interessare. Molto più importante, secondo l’economista, è che un’eventuale “governabilità” riguadagnata sia utilizzata dal nostro paese per temperare le solite asperità tedesche e per spingere la Banca centrale europea a misure ancora più espansive. Le stesse misure cui ha fatto riferimento ieri il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, parlando a Davos. All’appuntamento del mondo finanziario che conta, in Svizzera, è intervenuto anche Mario Draghi, il presidente della Bce, che non ha nominato esplicitamente l’Italia ma ha invitato quei paesi che sono nella nostra condizione a continuare sulla strada delle riforme. L’ennesima sollecitazione. Questa volta però il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha colto l’occasione per annunciare finalmente un passo avanti nel dossier “privatizzazioni”. Saccomanni, tornato pure lui nel pomeriggio da Davos, è stato uno dei protagonisti del Consiglio dei ministri di ieri. Alla fine del quale Letta ha ufficializzato il rinvio del taglio delle detrazioni fiscali (previsto per fine mese) e il rinvio del pagamento di 3 miliardi di premi Inail da parte delle imprese (2 saranno pagati a maggio). In conferenza stampa, il responsabile di Via XX Settembre ha annunciato l’avvio delle “proposte di privatizzazione” di quote (non di controllo) di Poste ed Enav. Valore stimato, 5 miliardi. Non una rivoluzione, ma meglio che cavillare ancora sul conflitto d’interessi.